Ciao a tutti cacciatori di mondi alieni,
non
so se è per tutti così, ma nella mia famiglia abbiamo sempre tenuto molto ai
ricordi.
“Cos’è
un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre?” (Isabel
Allende)
Quando
ero piccola, ogni volta che andavamo in vacanza, o anche solo una domenica in
giro, il mio babbo portava con se telecamera e macchina fotografica e
immortalava tutto ciò che andavamo a vedere. Mi ricordo di serate in cui
chiedevo insistentemente di montare in sala quella macchina luminosissima (che
ho scoperto poi invecchiando essere un proiettore per diapositive XD) che
proiettava sul muro paesaggi innevati o estivi, nei quali rivedevo i posti dove
eravamo stati mesi prima, ricordando aneddoti o cibi che avevamo assaggiato.
Anche
adesso, con il mio compagno, ogni volta che andiamo a visitare qualcosa, in
vacanza o anche solo a fare una passeggiata, non riesco a non scattare qualche
foto, a non fare qualche video, che magari poi non riuscirò neanche a
riguardare, perché la vita frenetica che abbiamo oggi non permette di frenare e
voltarsi, ma che comunque sento il bisogno di archiviare, di classificare, di
rendere tangibile, se in futuro ne sentirò la necessità.
Nel
mondo astronomico non sono da meno, ogni incontro fatto, ogni progetto attuato
o anche solo pensato, ogni lavoro svolto, viene accuratamente classificato,
archiviato e pronto a essere consultato al bisogno. Ogni singolo transito che
abbiamo ripreso viene attentamente schedato e messo al suo posto. Abitudine o
mania di controllo? Non so, ma in questo caso bisogna dire che torna molto
utile. Utile perché ci agevola nella preparazione di una serata, utile perché
ci agevola nella pubblicazione successiva alla serata stessa, e poi perché
comunque avere un archivio di tutte le riprese fatte negli anni può rivelarsi
fondamentale in caso di necessità.
Ma
cerchiamo di riprendere il filo del discorso. Il blog si arricchisce sempre più
di contenuti e questo può far solo piacere, ma riprendere il filo di una
rubrica può non essere sempre così facile. Nell’articolo del 07/03/2022 “E
quindi uscimmo a riveder le stelle” (https://aaav-b33.blogspot.com/2022/03/sezione-esopianeti-e-quindi-uscimmo.html) abbiamo visto come si
progetta e si prepara da casa una serata transiti in osservatorio, quindi come
avviene la scelta dell’oggetto, il controllo della presenza o meno della Luna,
ecc; nell’articolo del 14/09/2022 “Pronti, partenza…via!” (https://aaav-b33.blogspot.com/2022/09/sezione-esopianeti-pronti-partenza-via.html) abbiamo visto come si
prepara un transito una volta arrivati in osservatorio, quindi l’apertura della
cupola e dei vari programmi utili alla ripresa; infine nell’articolo del
07/11/2023 “Dolcetto o trucchetto” (https://aaav-b33.blogspot.com/2023/11/sezione-esopianeti-dolcetto-o-trucchetto.html) abbiamo visto come
avviene la ripresa effettiva del transito e le varie emergenze che ci possiamo
trovare ad affrontare.
Oggi
vorrei parlarvi di quello che succede dopo la ripresa. Dopo che abbiamo chiuso
le porte dell’osservatorio e siamo tornati a casa soddisfatti del nostro
lavoro. Vorrei parlarvi di cosa facciamo dei dati che abbiamo raccolto,
classificato e archiviato con tutto questo impegno.
![]() |
| Home del sito VarAstro |
![]() |
| Scheda Esopianeta |
Ovviamente, già durante la preparazione della serata a casa ci appuntiamo alcuni dati basilari, magari compilando anche una scheda dell’esopianeta scelto. Ad esempio ci scriviamo il nome, la data e l’ora di inizio e di fine evento, la magnitudine e la profondità del transito. Ci creiamo insomma una carta d’identità del soggetto da riprendere.
Poi
ci sono dei dati che abbiamo di default, ma che sono sempre utili e necessari
durante la pubblicazione. Qualche esempio? Le coordinate del nostro
osservatorio servono a capire da quale parte del mondo provengono i dati e la
“prospettiva” con la quale abbiamo immortalato l’evento. I dati tecnici della
nostra strumentazione sono un altro esempio. Sapere con quale telescopio osserviamo
e quali software usiamo per l’analisi dei dati può essere utile a chi poi dovrà
consultarli.
Il
grosso degli appunti però li prendiamo inevitabilmente durante la serata stessa
in cui riprendiamo il transito. Ci sono un bel po’ di informazioni che potranno
esserci utili per velocizzare la preparazione di una successiva serata di
ripresa del solito esopianeta, quali esposizione, la messa a fuoco, l’eventuale
ostruzione usata… ma la maggior parte dei dati li prendiamo in previsione della
pubblicazione.
Perché
tutta questa precisione nel riportare la modalità con cui abbiamo fatto il
transito?
La
risposta a questa domanda la approfondiremo meglio nel prossimo articolo, qui
vi accenno solo il fatto che i nostri dati vengono analizzati anche da
astronomi professionisti, che li usano per i loro studi e progetti. Capite
quindi che sapere esattamente come abbiamo scattato quelle foto è fondamentale.
Ma
quali sono questi dati quindi? Beh, un bel po’, direi parecchi, ok sono proprio
tanti! Cercherò di dirvi i più importanti.
![]() |
| Crediti Divulgazione UAI - Unione Astrofili Italiani - Seeing |
Partiamo
quindi dall’appuntarci il seeing della serata, in parole povere la qualità del
cielo. È importante perché la presenza della Luna, ad esempio, fa aumentare il
rumore di fondo cielo e quindi si abbasseranno i valori misurati della luminosità
della stella osservata; la presenza di vento può aumentare la scintillazione e
quindi una diffusione della magnitudine della stella: la presenza di velature
potrebbe abbassare la magnitudine di una stella solo a tratti; ecc… Tutte
queste cose ovviamente inficeranno sull’esito o comunque sulla qualità della
curva di luce prodotta.
Altra
cosa da segnalare è la calibrazione effettuata. Anche se la fotometria sui
transiti non necessita di foto esteticamente belle, in quanto quello che
vogliamo misurare è soltanto il calo di luminosità della stella, talvolta la
polvere presente sullo specchio può dare fastidio e quindi si rende necessario
applicare dei flat. Praticamente sempre calibriamo con i bias, in quanto il
rumore elettrico di lettura del sensore potrebbe falsificare continuamente i
dati. Non sempre utilizziamo invece le dark, il rumore termico che sviluppa il
sensore non è sicuramente bello da vedersi, ma essendo spalmato uniformemente
su tutta la foto non crea differenze sostanziali nelle immagini; talvolta lo
utilizziamo come “trucco” per abbassare i maxpixel di una stella (possiamo
definirli come il numero massimo di fotoni provenienti dalla stella che vanno a
riempire i pixel del nostro sensore fotografico). Se i maxpixel sono troppo
alti potrebbero andare in saturazione (riempire i secchielli-pixel del sensore
e strabordare in quelli vicini) e in questo modo perderemmo l’informazione di
quanti fotoni effettivamente ci arrivano dall’oggetto ripreso e quindi non
avremmo dati attendibili. Ogni sensore ha di default una “capienza” massima,
noi cerchiamo di stare entro quel range, ma talvolta rischiamo di avvicinarci
troppo e utilizzare le dark potrebbe essere un ottimo stratagemma per non far
straripare i nostri pixel.
![]() |
| Crediti Blue Journey Astrophotography - Calibrazione |
Un
altro dato da appuntare è il valore dell’air mass, sia all’inizio che alla fine
del transito. Se la nostra stella, ad esempio, all’inizio delle riprese si
trova bassa sull’orizzonte, ci sarà un bel po’ di massa d’aria che abbasserà il
valore dei maxpixel. Ma se con l’andare avanti delle riprese la stella si
alzerà nel cielo, la massa d’aria diminuirà drasticamente e il valore dei
maxpixel subirà un’impennata. Bene, ma cosa cambia nella curva di luce direte voi?
Quello che risulta sul grafico finale (un grafico cartesiano tempo per
luminosità) è una certa pendenza della curva: i software possono eliminarla, ma
solo se inseriamo i valori giusti dell’air mass delle nostre riprese.
Crediti G2V Optics - Air Mass
![]() |
| Curva prima e dopo calibrazione con Air Mass |
Altri dati che prendiamo sono ad esempio i maxpixel e i valori di SNR (rapporto segnale rumore), sia della stella oggetto del transito che delle varie stelle di riferimento. Ovviamente facciamo una foto del campo di ripresa, dove evidenziamo sia la stella del transito sia quelle usate da riferimento, ecc…
E
infine, ultimo ma non per importanza, ci appuntiamo i nomi degli osservatori
presenti. Non si sa mai, se dovessimo scoprire qualcosa… XD
![]() |
| VarAstro - Elenco riprese dell'esopianeta HAT P 10b |
Come
avete letto, i dati da segnare certo non mancano, ma la soddisfazione di vedere
pubblicate le nostre curve con l’analisi anche dei dati raccolti non ha prezzo.
Come vedete ETD ci dà anche la possibilità di confrontare le nostre riprese con
quelle già in archivio, ci dà una misura dell’errore dei nostri dati e ci
ripropone anche informazioni sull’esopianeta ripreso, ad esempio con quale
angolazione è transitato davanti alla stella e le sue dimensioni. Tutto a
partire da singole foto, anche bruttine fatemelo dire, di piccoli puntini
luminosi ad anni luce di distanza da noi.
![]() |
| Curva di luce di Wasp 11b ripresa dall'AAAV con calibrazione Air Mass |
![]() |
| Variazione Air Mass |
![]() |
| Confronto tra dimensione e altezza del transito in archivio e riprese AAAV |
“La
memoria è tesoro e custode di tutte le cose.” (Cicerone)
Adesso
come non mai vi auguro cieli sereni.
Silvia
Gingillo









Commenti
Posta un commento