L’Astronomia, attraverso i personaggi, noti o meno, che l’hanno fatta e il loro tempo
Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī (Corasmia, [Uzbekistan], 780 d.C. circa – 850 d.C. circa)
Ho cercato nei secoli
subito successivi a Tolomeo per trovare personaggi da raccontare ma la ricerca
non è stata proficua.
Unica, a mio parere, degna di essere raccontata, sarebbe stata Ipazia d’Alessandria (IV-V sec. d.C.), ed il suo discepolo Sinesio, già dettagliatamente trattata nella sezione “A ZONZO PER IL filmAMENTO” del nostro Blog a commento del film “Agora”. Ci spostiamo allora un po’ più a est di Alessandria e più avanti di qualche secolo.
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| Crediti: wikipedia.org |
In quel periodo l’Italia era stata conquistata dai Franchi di Carlo Magno come del resto tutto il centro Europa. La penisola iberica era invece stata conquistata dagli arabi e se non fosse stato per Carlo Martello, che nella battaglia di Tours nel 732 li sconfisse, sarebbero arrivati anche oltre. E si, siamo nel periodo mi maggiore espansione dell’impero arabo musulmano che arrivò ad estendersi dall’Atlantico fino all’India.
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| Crediti: wikipedia.org |
All’espansione territoriale corrispose anche “un’espansione” culturale ed è qui che entra in gioco il nostro personaggio. Nella favolosa Baghdad raccontata anche nelle Mille e una notte, dei califfi Harun al-Rashid (786-809) e di suo figlio al-Ma’mun (813-833), venne fondata la Casa della Sapienza (Bayt al-Ḥikma): un luogo dove studiosi dell’ormai vastissimo impero potevano lavorare e confrontarsi. Con la diffusione dell’Islam nel mondo arabo cresceva la necessità di determinare con precisione l'inizio del Ramadan, le ore della preghiera canonica (awqāt), e la direzione della Mecca (qibla). Questo contribuì alla necessità di migliorare strumenti e conoscenze astronomiche e portare i califfi a sostenere questa disciplina sia a livello economico che di importanza istituzionale.
Non si sa quando lui sia arrivato in città ma Al-Khwārizmī, fu nominato responsabile della biblioteca della Casa della Sapienza da al-Ma’mun e sotto la sua direzione furono tradotte in arabo molte delle principali opere di matematica e “filosofia naturale” del periodo greco-ellenistico, dell'antica Persia, di Babilonia e dell'India. Senza questo essenziale contributo, molte delle opere menzionate nel raccontare i miei precedenti personaggi non sarebbero a noi arrivate. Astronomo, matematico e geografo, dette un personale contributo a queste discipline attraverso le sue opere, per lo più scritte nel periodo che va dal 813 al 833.
In astronomia,
completò la traduzione dell’opera indiana “Zīj al‐Sindhind”, letteralmente
“Tavole astronomiche del Sindhind” un lavoro che conteneva alcune tavole
relative al movimento del Sole, della Luna e dei cinque pianeti noti al tempo e
più di altre 100 tavole con calendari, dati astronomici e astrologici basate su
diverse fonti persiane, indiane e greco-ellenistiche, come pure una tavola dei
valori trigonometrici del seno. Con questa opera introdusse nel mondo arabo i
concetti del sistema tolemaico e segnò un punto di svolta in quanto unì alla
mera traduzione e apprendimento di conoscenze già scoperte, lo studio e i
calcoli eseguiti con metodi e procedimenti propri. Tant’è che astronomi arabi
suoi successori, attraverso proprie osservazioni e calcoli, iniziarono ad
apportare correzioni e porsi interrogativi sulla veridicità del sistema
Tolemaico e dei meccanismi da lui usati per spiegare i fenomeni celesti.
Al-Khwārizmī produsse
strumenti astronomici come l'astrolabio e la meridiana. Dell’astrolabio scrisse
anche un'opera sul suo utilizzo e la sua costruzione. Compilò una serie di
tavole astronomiche, di elaborazione antico-persiana, che restarono in uso per
quasi cinque secoli. Pare sia a lui dovuta l'invenzione del quadrato delle ombre detto anche
"scala altimetra",
strumento da posizionare sul dorso dell'astrolabio (o del quadrante) per
misurare altezze e distanze simulando il rapporto che c’è tra uno gnomone e la
sua ombra.
In matematica dette contributi su più aspetti della disciplina. A livello di opere, con il libro da lui scritto verso l’820-25 dal titolo “al-Kitāb al-mukhtaṣar fī ḥisāb al-jabr wa al-muqābala” (il libro compendioso sul calcolo tramite completamento e bilanciamento), ampliò il lavoro sulle equazioni algebriche del matematico indiano Brahmagupta e del matematico ellenistico Diofanto di Alessandria. Raccolse materiale da tradizioni differenti e compilò un trattato dotato di sistematicità sulla risoluzione delle equazioni algebriche fino al secondo grado e divenne un punto di riferimento per lo sviluppo dell'algebra moderna. Per questo, da molti viene indicato come il padre dell’algebra ma storicamente non è così.
“Sul calcolo con i numeri indù”, scritto circa nell
825 e a noi non arrivato nella sua forma originale, trattò il sistema di
numerazione posizionale decimale con introduzione dello zero, già in uso in
india, consentendone così la diffusione nel vicino Medio Oriente e
successivamente in Europa soprattutto quando l'opera fu tradotta in latino nel
XII secolo come “Algoritmi de numero Indorum” (Al-Khwārizmī
sull'arte indù della resa dei conti).

eratostene.vialattea.netwpemisurarestrumenti
-di-misurail-quadrato-delle-ombre
A livello etimologico
dobbiamo a lui le parole algebra
da “al-jabr” (con il
significato originale di completamento/riduzione che troviamo nel titolo
dell’opera) e algoritmo che
deriva dalla latinizzazione della sua “nisba”,
la parte finale del suo nome che per gli arabi indica il luogo o la
tribù di provenienza.
Come geografo
Al-Khwārizmī scrisse un opera molto importante intitolata “Kitāb surat al-ard” ("Libro sulla forma della
Terra"), che presenta le coordinate di località della parte del mondo
conosciuta e in particolare di quelle citate dall'opera Geographie di Tolomeo, ma con valori migliorati per quanto
riguarda la latitudine del Mar Mediterraneo, l'ubicazione di alcune città in
Asia e in Africa e alcuni dettagli della costa atlantica non riportati
nell’opera di Tolomeo.
Contribuì inoltre
alla realizzazione di una carta del mondo per al-Maʾmūn e partecipò a un progetto per
determinare la circonferenza della Terra, della cui sfericità si era già
consapevoli da tempo, misurando la lunghezza di un grado di meridiano
attraverso la pianura di Sinjar, nell’attuale Iraq.
Il periodo d’oro
delle scienze arabo-islamiche si protrasse fino al 1450 d.C, e numerosi
astronomi e matematici arabi hanno dato contributi all’avanzamento di queste
discipline. Non sto ad elencare i nomi e i loro argomenti di ricerca e studio
perché sono veramente tanti ma, se siete curiosi, fate delle ricerche in merito
e vi si aprirà un mondo. Capirete così il motivo per cui ancora oggi più di 200
stelle hanno un nome arabo (Alcor, Aldebaran. Deneb, Mizar, Rigel...) e in
astronomia si usano termini arabi (Azimut, Nadir, Zenit...). Il cielo notturno
è, ancora oggi, in buona parte scritto in arabo.
Dario


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